CENTRO IMPLANTOLOGICO TRAMONTE del dott. Silvano U. Tramonte

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Implantologia Elettrosaldata

Il termine implantologia elettrosaldata si riferisce all’uso, specifico dell’implantologia a carico immediato di scuola italiana, di solidarizzare tra loro impianti appena inseriti nell’osso con una barra saldata direttamente alle loro emergenze per collegarli realizzando così una struttura assai rigida e robusta.

L’implantologia elettrosaldata sinonimo di carico immediato
Per comprendere esattamente perché è così difficile realizzare il carico immediato, dunque l’importanza dell’implantologia elettrosaldata, e perché così frequentemente i pazienti si sentono dire che nel loro caso non è possibile, bisogna considerare alcuni dati importanti quali i meccanismi di guarigione ossea, i tempi di recupero funzionale, i fondamenti biomeccanici del carico immediato, il razionale progettuale e strutturale dell’elemento deputato ad interporsi tra il carico immediato (la forza applicata durante la funzione) ed il mezzo destinato a sopportarlo (il tessuto osseo), cioè l’insieme dei corpi implantari.
Per quanto riguarda i meccanismi di guarigione ossea dobbiamo riflettere sul fatto che durante questa fase c’è un momento in cui l’osso si “ritira” dall’impianto e, in un certo senso, allenta la presa su di esso. In questo momento l’impianto non è più così fortemente bloccato nell’osso e l’implantologia elettrosaldata può risolvere questo momentaneo problema.
Per ciò che concerne invece i tempi di recupero funzionale bisogna pensare che l’osso in cui sono stati inseriti gli impianti perde la sua integrità proprio in virtù della lesione chirurgica ricevuta e dunque ne deriva una menomazione temporanea che però riduce a volte sensibilmente la sua capacità di lavoro. Anche in questo caso l’implantologia elettrosaldata può ovviare al problema.
Sui fondamenti biomeccanici il discorso si fa forse troppo tecnico per una trattazione divulgativa quale vuole essere questa, ci basterà sapere che c’è una stretta relazione tra le caratteristiche meccaniche della struttura implantare (la realizzazione di un progetto implantologico), la relazione tra queste e le caratteristiche meccaniche della struttura ossea locale ed il lavoro che entrambe devono compiere: sopportare il carico nonostante vengano meno i presupposti di stabilità strutturale per via di quei fenomeni cui abbiamo accennato poco sopra. Ancora una volta l’implantologia elettrosaldata risulta fondamentale per garantire la massima capacità di resistenza della massa ossea, anche in condizioni “critiche”. L’osso cioè deve compiere due lavori, difficili entrambi anche presi da soli: guarire e contemporaneamente lavorare, perché comunque la bocca non può essere messa davvero a riposo. L’implantologia elettrosaldata rende possibile quasi sempre ciò che per un’implantologia tradizionale è possibile solo in condizioni ottimali: sopportare il carico immediato anche in presenza di carenze strutturali (poco osso o osso di cattiva qualità dovuto a certe patologie come il diabete o l’osteoporosi).
L’ultimo punto, il più importante perchè quello più suscettibile d’intervento da parte del singolo operatore, è rappresentato dal razionale progettuale e strutturale dell’elemento deputato ad interporsi tra il carico immediato (la forza applicata durante la funzione) ed il mezzo destinato a sopportarlo (il tessuto osseo), cioè l’insieme dei corpi implantari. Per capire esattamente cosa significa implantologia elettrosaldata possiamo pensare alla costruzione di un edificio: serve un progetto ben studiato che tenga conto della composizione del terreno sui cui la casa dovrà essere costruita (morbido o duro), dei rischi naturali connessi all’area geografica (rischi sismici, idrogeologici ecc), il peso totale della costruzione e la sua forma. L’implantologo che pratica l’implantologia elettrosaldata fa un poco questo lavoro: studia, progetta e poi realizza. Tutti noi sappiamo come le moderne possibilità edilizie ci consentano di realizzare strutture collegate e assolutamente solidali tra loro come mai era stato possibile prima dell’avvento del cemento armato. Una volta si costruiva sfruttando gli incastri, le colonne, gli archi, il peso della struttura che “bloccava” gli elementi mobili (le colonne) grazie ad una sapiente disposizione degli incastri (chiavi di volta) dei pesi monolitici (architravi) dei sostegni (contrafforti). Oggi possiamo edificare edifici che si elevano per centinaia di metri grazie al cemento e alle strutture d’acciaio che ne costituiscono l’intelaiatura solidale e di un solo corpo mediante collegamenti fissi (saldature o imbullonature). L’implantologia elettrosaldata fa esattamente questo: collega tutti gli impianti tra loro trasformandoli da supporti isolati in una struttura unica indeformabile, rigida e in grado di distribuire assai meglio a tutti gli impianti vicini i carichi che riceve sopra un singolo impianto; nel caso di implantologia avanzata (osso scarso, di cattiva qualità ecc) l’implantologia elettrosaldata permette di realizzare delle vere e proprie strutture, assimilabili ai tralicci d’acciaio collegati tra loro che reggono i ponti, che consentono di inserire impianti in pazienti in cui l’implantologia svedese non ha nessuna capacità d’intervento. E oltretutto fare il carico immediato. Fare implantologia elettrosaldata significa risolvere senza grossi interventi chirurgici casi altrimenti impossibili con gli impianti sommersi se non passando prima per le ricostruzioni ossee con prelievi di osso dall’anca o dalla teca cranica. Cosa mai gradita dai pazienti e non scevra di insuccessi e complicanze anche importanti.

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