CENTRO IMPLANTOLOGICO TRAMONTE del dott. Silvano U. Tramonte

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Corona Virus: protocollo a difesa dei pazienti

 09 marzo 2020 

Alla luce delle nuove misure emanate dal Governo in termini di emergenza CoronaVirus, ecco l'intervento del professor Silvano Tramonte:

Settimana l’altra ho scritto un articolo che è piaciuto tanto alla redazione di Bergamo News da volerne trarre un’intervista che ha totalizzato in pochi giorni più di ventimila visualizzazioni. A pochi giorni di distanza le cose sono precipitate al punto da indurmi a scrivere un nuovo articolo non per ritrattare quanto affermato nel precedente quanto piuttosto per chiarire ed aggiornare. Dicevo che il virus non è particolarmente pericoloso ma che pericolosa era la velocità del contagio e dicevo che gli studi dentistici sono tra i luoghi più sicuri. Dicevo che bisognava continuare a vivere. Tutto vero ancora adesso, ma nel frattempo la situazione si è terribilmente modificata: è arrivata l’onda di piena dei contagiati. I reparti di terapia intensiva sono stati saturati velocemente, i medici precettati, i medici in pensione richiamati, i ventilatori esauriti, i turni sono diventati massacranti. E i medici si ammalano pure… In questa situazione, ora, nel momento stesso in cui scrivo, la priorità è una sola: rallentare il più possibile il tasso di ricoveri giornalieri. In taluni ospedali si è deciso di non intubare più gli over sessanta per privilegiare pazienti più giovani e in migliori condizioni di salute. Dunque la priorità è assoluta: ridurre i contagi, rallentare la diffusione del virus. Ad ogni costo ed in ogni modo, altrimenti non sarà più il virus ad uccidere ma la mancanza di cure, l’impossibilità di curare tutti… e il tasso di mortalità aumenterà notevolmente rispetto allo standard di questo virus. Di fronte all’aggravarsi della situazione sanitaria, diventa imperativo mettere in atto le uniche misure capaci di garantire al massimo l’effetto di rallentare i ricoveri: il drastico taglio dei contatti. Bisogna ridurli al minimo per garantire la possibilità di un accettabile turnover nei reparti di terapia intensiva. I tempi di ricovero non si possono ridurre, bisogna ridurre i ricoveri.

Molti sperano, e confidano, in una risposta della scienza: vaccini, terapie, farmaci. Mi dispiace dover deludere tali aspettative ma i tempi della scienza sono lunghi. Siamo di fronte ad un nemico ignoto e non abbiamo armi di alcun tipo, l’unica cosa che possiamo fare è aiutare i pazienti a resistere, sostenerli nella loro battaglia ma l’unica arma utile è la risposta immunitaria del paziente. I farmaci arriveranno ma oggi le uniche armi disponibili sono l’organizzazione e la razionalizzazione delle risorse, il contenimento della velocità del contagio e il rallentamento della diffusione del virus. L’informazione corretta è doverosa, la gente deve sapere come stanno le cose, deve sapere perché deve fare certe cose, o non farle. Domenica un decreto urgente del Consiglio ei Ministri ha suscitato reazioni anche incongrue e inconsulte: rabbia, fuga dalla regione, opposizione, sospetto e paura ma non tanto del virus bensì di oscuri e fantasiosi complotti. Ebbene, lasciate che vi dica che quelle misure non sono tanto rigorose come avrebbero dovuto, per insipienza, per codardia o per timore di scatenare il panico, non so, ma certamente ancora una volta siamo abbastanza liberi di fare la cosa sbagliata, e già questo è pericoloso, in questo momento. La cosa giusta è limitare tutto al minimo, diminuire all’indispensabile i contatti e le attività. Tenere duro e resistere.

Per questo io sospendo le mie attività lavorative restando reperibile solo per le urgenze, urgenze vere. Come da codice etico. Quel codice che obbliga ogni medico ad anteporre l’interesse del paziente al proprio. E in questo momento l’interesse del paziente è essere difeso da un possibile benché improbabile contagio.  E tanto più quanto più elevata è l’età anagrafica. Gli eventi considerati urgenze sono:

Pulpiti, complicanze postchirurgiche, emorragiea, alveoliti, infezioni, parodontite acuta, frattura di un elemento dentale con esposizione della polpa, perdita traumatica di un elemento dentale. 

 

 

02 marzo 2020 

Corona Virus e dentista - Un medico è un medico. Anche se "solo" odontoiatra. Non possiamo abbandonare i nostri pazienti proprio quando c'è bisogno di noi. Inoltre un ambulatorio odontoiatrico è forse uno dei posti più sicuri, ora. Tutti i protocolli di sicurezza sono messi in pratica proprio per garantire ogni singolo paziente ma soprattutto per impedire i contagi: questo è il nostro principale dovere. Basta prendere alcune precauzioni in più, ma siamo abituati. I nostri pazienti possono essere sieropositivi all'AIDS, all'epatite C, alla TBC, e altre piacevolezze infettive. Controllare un corona virus è meno pericoloso: basta far lavare le mani ai pazienti appena entrati, disinfettarle; indossare mascherina e proteggere gli occhi, come sempre peraltro; disinfettare tutte le superfici, le maniglie, i braccioli e quanto può essere toccato tra un paziente e l’altro. Io faccio passare perfino la maniglia esterna, il campanello e la maniglia dell'ascensore. I pazienti sono più protetti da noi che in qualunque altro posto. Nemmeno un ospedale può garantire tanto. E poi facciamo informazione, veritiera e in forma semplice e chiara. E poi, da medici che siamo, visitiamo. Facciamo il colloquio col paziente, valutiamo la sua anamnesi prossima, e possiamo tranquillizzarlo o, nel caso, consigliargli di eseguire il test. E accettarlo in terapia se del caso, o rimandarlo in caso di terapie non urgenti. Possiamo frequentare con fiducia uno studio odontoiatrico di livello poiché troveremo la massima sicurezza coniugata con la massima assistenza. La vita continua, e deve continuare bene. In sicurezza, in fiducia, in tranquillità".
 


Cos'è il Corona Virus - "Il coronavirus è un virus. Parlare di virus è piuttosto complicato dato che non sappiamo neppure se sono esseri viventi o no. Quello che sappiamo è che sono strutture acellulari inattive, incapaci di movimento o di qualunque altra attività, che esistono".

Come è fatto - "Sono piccolissimi, da 20 nm  a un massimo di 250-300 nm (1nm – nanometro– è la miliardesima parte del metro, o la milionesima parte del millimetro). Possono essere dovunque: nell’aria, nell’acqua, negli esseri viventi, sulle superfici. Per riprodursi hanno bisogno di penetrare in una cellula vivente ma dato che sono privi di qualunque attività, non possono farlo autonomamente".

Come avviene il contagio - "La penetrazione avviene per caso, attraverso qualcosa che noi stessi introduciamo nel nostro corpo o attraverso le comunicazioni naturali con l’ambiente esterno (naso, bocca, genitali, occhi oppure comunicazioni che si aprono accidentalmente, ferite). Questa loro incapacità, fornisce a noi la più grande possibilità di difesa: basta impedire che entrino per caso. Le armi sono rappresentate fondamentalmente da scudi: protezioni alle vie di ingresso naturali. Le vie d’ingresso naturali esposte sono il naso, la bocca e gli occhi, dunque dobbiamo concentrarci difendendo il viso. Più lo difendiamo meglio è. Ma attenzione a non essere noi a introdurli nel nostro corpo! Il pericolo da cui è più difficile difendersi siamo noi stessi. O meglio, le nostre mani. Tocchiamo tutto e tocchiamo di tutto. E ci tocchiamo. Continuamente. Il viso, gli occhi, la bocca il naso. Centinaia di volte al giorno, migliaia".

Come possiamo evitare di prenderlo - "Dunque dobbiamo interrompere questa catena di trasmissione e fare due cose: lavarci il più possibile le mani, disinfettarle spesso quando si è fuori casa e ogni volta che si tocca un oggetto obbligatoriamente (maniglie, pulsanti, cellulari ecc), non toccarsi la faccia se prima non ci siamo lavati le mani. Il cellulare è diventato un oggetto di uso così comune che nemmeno ci accorgiamo di usarlo, ma lo tocchiamo in continuazione dunque disinfettarlo spesso. La buona notizia è che non viviamo costantemente circondati da virus pronti ad entrarci nel naso: dato che sono inattivi e privi di movimento non possono che starsene per terra. Oppure per un breve periodo di tempo, nell’aria, emessi attraverso un colpo di tosse o uno starnuto di chi li trasporta come ospite. Ecco perché dobbiamo stare attenti ma ecco perché dobbiamo farlo in maniera intelligente. Se non siamo vicini ad una persona che li ospita non corriamo alcun pericolo, un metro e mezzo è già una distanza di sicurezza. Ed ecco perché la quarantena, isolamento forzato di un individuo che li trasporta fino a quando non li trasporta più. Un’altra buona notizia è che ci possiamo difendere piuttosto bene con altre due armi: la pulizia, che li rimuove, e i disinfettanti, che li distruggono. Ciò che rende i virus un rischio preoccupante è non impiegare le armi che abbiamo a disposizione: isolamento per impedire il contagio, protezione delle comunicazioni naturali del corpo con l’esterno, pulizia e disinfezione per eliminare i virus che infestano l’ambiente circostante. L’isolamento ha senso solo se si è o si sospetta di essere infetti. La protezione delle comunicazioni naturali con l’ambiente esterno avviene utilizzando certi schermi o protezioni ma soprattutto l’attenzione a non toccare tutto e non toccarsi il viso, o non toccare il cibo, senza prima essersi lavati le mani, prima con acqua e sapone e poi col disinfettante. Acqua ossigenata a 10 volumi, soluzione idroalcolica almeno del 60%, gel disinfettanti a base di ipoclorito".

Il corona virus è pericoloso?
"Il corona virus non è molto pericoloso, ma tra i 40 e 50 contagiati su cento necessitano di cure mediche e di questi una percentuale vicina al 10% di terapia intensiva, e la mortalità è assai contenuta potendo arrivare al massimo al 3%, i dati sono discordanti, mutevoli e influenzati da molti fattori ma si va da percentuali inferiori a 1 fino al 3% circa. L’aspetto negativo del coronavirus è la facilità con la quale si diffonde, per questo bisogna controllare i focolai d’infezione. Ma non possiamo metterci tutti in isolamento volontario, non sarebbe possibile proprio: bisogna fare la spesa, andare a lavorare, mantenere in attività i servizi primari e necessari e questo proprio per difendere la nostra vita quotidiana. Dobbiamo continuare a vivere, con attenzione, ma continuare a vivere. E vivere bene, non nascosti e in preda alla paura, ma responsabili e attenti. La comunità deve restare un luogo di vita solidale perché siamo animali sociali e la nosgtra vita dipende moltissimo dagli altri, altri da cui procurarsi gli oggetti di quotidiana e primaria necessità, o che offrono servizi indispensabili. Tra questi i servizi sanitari. I medici sono persone competenti e addestrate a ragionare ed utilizzare comportamenti acquisiti difensivi per sé e per gli altri. I medici sono quelli che erogano servizi necessari e spesso improcrastinabili. Tra costoro vi sono i dentisti. I dentisti lavorano, continuando ad offrire i propri servizi a pazienti sofferenti, o che necessitino interventi riabilitativi, o con patologie acute o croniche in atto".


 
 

 

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